Stefano Gobatti, un protagonista dell’Ottocento operistico bolognese, mostra tenuta presso il foyer Respighi del Teatro Comunale di Bologna (13-24 aprile 1999), a cura di Tommaso Zaghini, Corrado Ferri e Luigi Verdi.
La mostra è stata riproposta presso l'Auditorium del Palazzo Municipale di Bergantino (10-19 settembre 1999).


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Musica a Bologna, Musicisti a Bologna
Esiste un legame profondo fra il compositore polesano Stefano Gobatti e Bologna. Nel prestigioso Teatro Comunale della città felsinea, infatti, sbocciarono e divennero realtà le timide speranze di un giovane autore che, a poco più di vent'anni, conobbe un successo senza pari nella storia del melodramma.


Stefano Gobatti-MostraLocandina della mostra su Stefano GobattiStefano Gobatti-Catalogo













 

Omaggio a Stefano GobattiStefano Gobatti era nato nel 1852 a Bergantino, in provincia di Rovigo, da un’umile famiglia contadina. Nonostante le titubanze dei familiari, assecondando le proprie predisposizioni naturali, studiò musica, fino ad arrivare alla scuola del maestro bolognese Giuseppe Busi e, successivamente, a Milano e a Napoli con il maestro Lauro Rossi. A soli diciotto anni, compose, per esercizio, un’opera dal titolo I Goti. Lauro Rossi lo convinse a farla rappresentare e l’opera andò in scena il 30 novembre 1873, al Teatro Comunale di Bologna. Fu un successo senza precedenti e, nel breve volgere di poche setti­mane, piovvero sullo sconosciuto maestrino gloria ed onori: la cittadinanza onoraria di Bologna, la nomina a socio d'onore dell’Accademia Filarmonica bolognese, la nomina a Cavaliere della Corona d’Italia concessa da Vittorio Emanuele II. Il clamoroso successo di Gobatti giungeva in un momento storico di confusione per l’arte musicale italiana. Nel 1871, proprio al Comunale di Bologna, Wagner aveva presentato Lohengrin: era la prima volta che un'opera del compositore tedesco andava in scena in Italia e fu una rivoluzione. Bologna ne fece un proprio idolo. A Wagner, invece, si contrappose Milano, città dei verdiani, che riconoscevano nel bussetano il vertice incontestabile della tradizione melodrammatica italiana. Erano anni di intensa passione operistica, che sfociava in accesi antagonismi: spesso le opere che avevano successo a Bologna cadevano poi miseramente a Milano. Anche i critici musicali manifestavano nei loro giudizi, benché apparentemente inoppugnabili, un certo disorientamento.
Gobatti e la sua musica furono inopinatamente avvicinati a Wagner, benché il compositore ‘bolognese’ non avesse mai visto neppure il frontespizio di una partitura del tedesco. Ma Bologna attendeva con troppa impazienza di dare i natali artistici ad una propria stella e Gobatti, incauto ventenne, divenne ‘un Caso’, l’idolo atteso, da contrapporre alla Milano verdiana. Ciò non poté che nuocere al giovane maestro: la sua musica non ebbe l’onore di un giudizio critico equilibrato; il suo cammino artistico iniziò dall’alto di un successo indiscusso ai cui vertici era impossibile rimanere. Così, mentre I Goti raccoglievano consensi nei più importanti teatri d’Italia, si cominciò a tramare alle spalle dell’ingenuo ed inesperto maestro. Egli fu anche una facile preda delle Case editrici e dei loro interessi prettamente economici e le sue opere successive, Luce (1875) e Cordelia (1881), furono inevitabilmente segnate da contrasti ed avversità. Alla caduta di Cordelia - scrisse Gobatti qualche anno dopo a Tito Ricordi - “un fitto velo si interpose tra me e la società umana, con la quale non volli più rapporti”. Furono comunque anni di grande fervore creativo: le difficoltà poco a poco minarono la salute fisica di Gobatti, ma l’isolamento ne accrebbe l’ispirazione musicale.
In quegli anni si adoperò a scrivere musica sacra e da camera, rivisitò I Goti, l’opera che gli aveva dato onori e fama, e alla quale egli legava le sue speranze di riscatto. Ne progettò addirittura una versione in francese. Scrisse una nuova opera intitolata Massias. Mantenne contatti epistolari con amici veri e con i personaggi di rilievo del panorama musicale dell’epoca. Nel 1885, egli diresse al Teatro Comunale un concerto vocale strumentale di sue composizioni, nel quale presentò brani di musica sacra e di cameristica. Nel 1898, vennero rappresentati ancora una volta a Bologna I Goti, al Teatro Politeama D’Azeglio: fu nuovamente un successo. Poi venne il silenzio.
In tutti questi anni, però, il ‘caso Gobatti’ non e mai stato chiuso. Tutte le ‘storie della musica’, infatti, parlano de I Goti, ma quasi tutti gli studiosi non hanno mai esaminato le partiture, né ascoltato esecuzioni musicali, ed hanno sempre preso, a modello dei loro giudizi, le valutazioni formulate nella seconda metà dell’Ottocento, in un periodo di transizione, di confusione e di eccessivo fervore melomane. L’opera I Goti rivelò Gobatti in modo troppo violento ed inatteso; Si creò intorno a lui un’atmosfera spasmodica di grandi aspettative e speranze, alle quale seguì una disillusione forse eccessiva. Il trionfo e il silenzio: due posizioni estreme, che oggi occorre vagliare, molto tranquillamente, al di fuori di ogni passione. Il maestro Stefano Gobatti, dopo gli anni degli eccessi, sembra meriti finalmente un giudizio equo, sereno e distaccato.

Corrado Ferri e Tommaso Zaghini

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